Giocare d’azzardo significa “puntare o scommettere una somma di denaro o un oggetto di valore sull’esito di un gioco che può implicare la dimostrazione di determinate abilità o basarsi sul caso”.
Il Gambling è caratterizzato dall’incapacità di resistere alla tentazione persistente, ricorrente e maladattiva di giocare somme di denaro elevate che provocano il deteriorarsi delle attività personali, lavorative e dei rapporti familiari e sociali. Il giocatore, in genere, è completamente assorbito dal pensiero del gioco durante la giornata (rivive esperienze di gioco passate, programma la prossima impresa di gioco, o pensa ai modi di procurarsi denaro con cui giocare), afferma di ricercare l’avventura e l’eccitazione e per questo punta cifre di denaro sempre più elevate; sono persone competitive, irrequiete, preoccupate dell’approvazione degli altri e molto generose, non tollerano l’irrequietezza che nasce quando tentano di ridurre il gioco, spesso mentono ai familiari e incorrono in truffe per procurarsi i soldi. Il gioco è una strategia non sempre consapevole di riduzione delle emozioni negative. Il giocatore è una persona particolarmente vulnerabile alla dipendenza e presenta analogie con le persone dipendenti da sostanze soprattutto per quanto riguarda il sistema cerebrale della ricompensa (reward), il controllo degli impulsi e le funzioni cognitive correlate, in questo caso, le credenze relative alle reali possibilità di vincita.
La diffusione del gambling è influenzata dalla disponibilità e dal grado di legalizzazione con tassi elevati in entrambi i sessi e dati preoccupanti per il dilagare delle sale gioco e delle slot machine nei locali pubblici accessibili così anche agli adolescenti.
Gli stimoli scatenanti, interni o esterni, attivano il sistema nervoso autonomo e i pensieri di gioco che, a loro volta, attivano il bisogno impellente di giocare (craving) che porta al comportamento di gioco patologico con frequenti recidive.
Il trattamento cognitivo comportamentale agisce attraverso interventi di tipo educativo e la ristrutturazione cognitiva, aumentando la consapevolezza del paziente sugli errori cognitivi e sviluppando il dubbio sulla validità dei pensieri irrazionali e sulle credenze. Tale approccio agisce sul deficit del controllo dell’impulsività e ha come obiettivo rinforzare le capacità di coping e problem solving del paziente, aumentare la tolleranza dovuta al rimandare la gratificazione e alla scarsa flessibilità di rielaborare le proprie convinzioni e prevenire le ricadute.