La personalità si può riassumere come l’insieme delle caratteristiche stabili, che abbiamo appreso attraverso le esperienze, con le quali interagiamo, rispondiamo, percepiamo e pensiamo rispetto a tutto quello che viviamo nel rapportarci con gli altri e con il mondo. Ognuno di noi ha modalità specifiche di relazionarsi con gli altri o di reagire agli eventi che si definiscono tratti di personalità; le persone che riescono ad adattarsi e ad essere flessibili alle diverse situazioni di vita sono più efficaci nell’affrontare i problemi. Al contrario le persone con Disturbo di Personalità sono rigide e rispondono in maniera inefficace ai problemi della vita; non sono consapevoli di metter in atto comportamenti inflessibili e inadeguati che generano conflitti nella famiglia o nel gruppo di amici, ma si sentono sempre le vittime della situazione. Queste modalità disadattive si presentano già nell’adolescenza o nella prima età adulta e rimangono stabili nel tempo. La maggior parte delle persone con un Disturbo di Personalità sono insoddisfatti e sofferenti rispetto alla propria vita, hanno difficoltà relazionali e, spesso, presentano sintomi depressivi, abuso di sostanze e ansia. Non si rivolgono a specialisti che possano aiutarli a meno che non siano obbligati da un familiare o se i sintomi come l’ansia o la depressione diventano eccessivamente disturbanti nella loro quotidianità, ma, anche in questi casi ritengono che i problemi siano causati dagli altri.

I Disturbi di Personalità vengono divisi in tre gruppi:

Gruppo A (cluster eccentrico): include il Disturbo Paranoide, Schizoide e Schizotipico.

Gruppo B (cluster drammatico): include il Disturbo Antisociale, Borderline, Istrionico e Narcisistico.

Gruppo C (cluster ansioso): include il Disturbo Evitante, Dipendente, e Ossessivo-Compulsivo.”

CLUSTER A

Disturbo paranoide di personalità:

Si caratterizza dalla tendenza persistente e ingiustificata a interpretare e percepire le intenzioni, parole, azioni degli altri come malevole e minacciose (paranoia). Le persone che ne soffrono sono sospettose verso gli altri e vivono il mondo con diffidenza e ostilità per cui prediligono uno stile di vita solitario. Sulla base di poche o nessuna prova pensano che gli altri complottino contro di loro e che possano attaccarli senza ragione per cui sono sempre ipervigilanti, guardinghi e cauti alla continua ricerca di segnali di minaccia, appaiono freddi, permalosi, senza sentimenti, ostili e polemici. Questi comportamenti suscitano rifiuto da parte delle persone; rifiuto, che il paranoide prende come conferma della percezione iniziale di ostilità altrui e che rafforza il suo approccio alla vita. La non fiducia negli altri si traduce in necessità di essere autosufficiente e autonomo e nonostante l’isolamento sociale possono essere efficienti e coscienziosi.

Il trattamento è molto difficile perché la loro sospettosità si estende anche al terapeuta. Chi ne soffre non cerca aiuto spontaneamente ma solo su insistenza dei familiari che vivono i loro comportamenti di ostilità e rabbia o i sintomi depressivi e di isolamento sociale. La terapia è difficile da svolgere ma nel caso in cui si riesca si hanno buoni risultati nel lungo termine.

Disturbo Schizoide di personalità:

Si caratterizza dalla difficoltà nello stabilire relazioni sociali e da assenza del desiderio di stabilirle. Le persone che ne soffrono evitano le interazioni con gli altri o le riducono al minimo, scelgono lavori che richiedono poco contatto sociale, non sono coinvolti in relazioni intime e non hanno famiglia né sono interessati a farne parte. Gli altri vengono considerati invadenti e poco gratificanti e le relazioni sono instabili e poco desiderabili. Questi soggetti sono descritti come distaccati, freddi, riservati e indifferenti all’approvazione o alle critiche degli altri e ai loro sentimenti. Non hanno capacità di esprimere emozioni e non provano piacere nello svolgere le attività, spesso reagiscono con passività alle avversità e non sanno affrontare in maniera appropriata gli eventi importanti della vita.

La terapia di questo disturbo è molto difficile, in quanto chi ne è affetto non ne riconosce la necessità e raramente richiede aiuto. La terapia cognitiva-comportamentale lavora per individuare pensieri, emozioni e comportamenti che caratterizzano il soggetto per migliorare la sua qualità di vita tenendo conto delle sue esigenze e difficoltà. Tra gli scopi primari ci sono l’apprendimento di abilità sociali di base (comunicare, scusarsi, gestire l’ansia, fare un complimento..) e la capacità di individuare le emozioni proprie e altrui.

Disturbo Schizotipico di Personalità:

Il disturbo schizotipico di personalità è caratterizzato da isolamento sociale, comportamento insolito e bizzarro e alcune “stranezze del pensiero” quali:

  • sospettosità e ideazione paranoide, ad esempio credere che gli altri complottino contro la propria persona;
  • idee di riferimento, cioè interpretare come collegati tra loro eventi che non lo sono;
  • credenze bizzarre e pensiero magico, ad esempio sentire di avere poteri speciali come prevedere gli eventi o leggere i pensieri degli altri;
  • esperienze percettive insolite, ad esempio sentire la presenza di un’altra persona.

Vengono considerati dagli altri strani ed eccentrici nel linguaggio, nel modo di interagire che risulta rigido e non appropriato e nell’abbigliamento spesso trasandato. L’isolamento sociale che vivono queste persone deriva dalla loro incapacità a relazionarsi e a rispettare le convenzioni sociali ma anche al loro sentirsi diversi e a disagio in mezzo ad altre persone.

Se stressati possono manifestare sintomi psicotici di breve durata.
Hanno inoltre delle credenze e delle percezioni insolite che influenzano anche il comportamento: possono credere molto nella superstizione, nella chiaroveggenza, nella telepatia, o sentire di avere un particolare sesto senso, quasi dei poteri magici. Spesso non conoscono i propri sentimenti o hanno un’affettività ridotta, rigida e trattenuta o inappropriata ai contesti in cui si trovano. Utilizzano un linguaggio bizzarro poco comprensibile agli altri, con molte metafore, troppo elaborato o stereotipato. L’ansia sociale che li caratterizza aumenta il loro ritiro sociale. Sono sensibili alle emozioni degli altri, in particolare la rabbia, anche se comprendono poco le loro.

Il disturbo schizotipico di personalità deve il suo nome al lieve confine che lo separa dalla schizofrenia conclamata. Queste persone, infatti, non presentano veri e propri deliri o allucinazioni, ma il loro contatto con la realtà è moderatamente compromesso e la logica del loro pensiero e quantomeno “strana” e non lineare.

Il trattamento cognitivo-comportamentale è rappresentato, in genere, da una psicoterapia individuale a lungo termine che miri ad individuare pensieri, emozioni e comportamenti disfunzionali che caratterizzano il soggetto. L’obiettivo finale del trattamento è quello di migliorare la qualità di vita del paziente in accordo con le sue esigenze e tenendo conto delle sue difficoltà e priorità. La terapia avrà come scopi principali l’apprendimento delle abilità sociali di base (comunicare, scusarsi, controllare l’ansia, essere diplomatici, limitare linguaggio e comportamenti bizzarri, adattarsi alla situazione, etc.) e della capacità di riconoscere i propri sentimenti e verbalizzare il proprio mondo interiore. Il terapeuta dovrà comunque accettare le stravaganze del soggetto, quando queste non sono eccessive, e mantenere una distanza relazionale adeguata senza ironizzare troppo sulle bizzarrie e senza trattare il paziente da “folle”, quale non è.

CLUSTER B

Disturbo Istrionico di Personalità:

Il Disturbo Istrionico di Personalità è caratterizzato da un’emotività eccessiva e dalla continua ricerca di attenzione. Gli individui con personalità istrionica, infatti, si sentono a disagio quando non sono al centro dell’attenzione, per questo motivo cercano continuamente di catturare l’interesse degli altri con comportamenti teatrali (es. esagerazioni di episodi di vita, invenzione di storie, descrizioni drammatiche del proprio stato fisico ed emotivo), provocatori (es. istigazioni) o seduttivi (es. adulazione, provocazioni sessuali, regali). Queste persone possono inizialmente affascinare le nuove conoscenze per il loro entusiasmo, l’iper-socievolezza, la tendenza a coinvolgere, l’ostentazione di sicurezza e la seduttività. In particolare, il loro comportamento seduttivo è inappropriato in quanto viene attuato in contesti non adeguati (es. in ambito lavorativo) e anche nei confronti di persone per cui non nutrono un reale interesse sentimentale o sessuale (es. datori di lavoro,amici).

Questi soggetti sono considerati eccessivamente esigenti e bisognosi di attenzioni, forse perché ne sono stati privati da bambini, e così le relazioni che instaurano hanno breve durata; a volte utilizzano anche la manipolazione per avere attenzione e se non funziona utilizzano minacce di suicidio e coercizioni. Le loro emozioni sono sempre molto intense, pianti incontrollati, scoppi di rabbia che si accendono e spengono in modo rapido e vengono così percepite come false dagli altri. Chi ne soffre ha difficoltà a raggiungere un’intimità emotiva con le persone con le quali si relaziona. L’attenzione sull’approvazione altrui piuttosto che sulle proprie esperienze interne li porta a considerare se stessi solo in funzione degli altri e a non sperimentare un senso di identità personale.
Il corpo può essere usato per attirare l’attenzione altrui divenendo non solo seduttivo, ma anche ammalato.
Spesso i pazienti con disturbo istrionico di personalità temono l’invecchiamento e la degenerazione fisica, in quanto potrebbero far perdere loro l’unico strumento che conoscono per attirare gli altri a sé
Nel trattamento del disturbo istrionico di personalità, il paziente viene aiutato innanzitutto ad individuare le proprie emozioni, i propri pensieri e gli eventi a cui questi sono correlati. Questo lavoro, unitamente alla valutazione delle conseguenze delle proprie azioni, aiuterebbe il paziente ad abbassare la propria disfunzionale impulsività.
Successivamente il terapeuta collabora col paziente al fine di individuare e modificare le sue credenze centrali disfunzionali: “Sono inadeguato e incapace di gestire la mia vita”, “Devo essere amato da tutti per avere valore” e “La perdita di una relazione è disastrosa”

Disturbo Borderline di Personalità:

Il disturbo borderline di personalità (DBP) è un disturbo di personalità caratterizzato da repentini cambiamenti di umore, instabilità dei comportamenti e delle relazioni con gli altri, marcata impulsività e difficoltà ad organizzare in modo coerente i propri pensieri. Questi elementi si rinforzano reciprocamente, generando notevole sofferenza e comportamenti problematici. Ne consegue che le persone con questo disturbo, pur essendo dotate di molte risorse personali e sociali, realizzano con difficoltà e a fatica i propri obiettivi.

E’ fondamentalmente un disturbo della relazione, che impedisce al soggetto di stabilire rapporti di amicizia, affetto o amore stabili nel tempo perché instaurano relazioni tumultuose, intense e caotiche; oscillano tra l’idealizzazione dell’altro e la sua svalutazione non appena viene loro fatta una critica o una disattenzione. Si tratta di persone che trascorrono delle vite in uno stato di estrema confusione ed i cui rapporti sono destinati a fallire o risultano emotivamente distruttivi per gli altri.

Questi soggetti si percepiscono, contemporaneamente, sbagliati e fragili. Espressioni come “Non valgo niente!”, “Sono un bluff!”, “Sono inconsistente!”, “Sono orribile!” compaiono frequentemente nei loro pensieri; a causa di ciò l’altro è percepito come giudicante e in un mondo minaccioso e ostile si sentono ancora più fragili.
quando vivono situazioni di stress, possono avere degli episodi di ideazione paranoide e pensano che gli altri abbiano intenzioni malevole e ostili verso di loro, oppure vivono delle crisi dissociative durante le quali perdono transitoriamente le capacità critiche ed il senso di sé. In questi casi, l’emozione dominante è la paura, a cui spesso si associa una sensazione di assoluta solitudine e di totale abbandono da parte degli altri.
A volte riescono a sottrarsi alle forti pressioni cui sono sottoposti distaccandosi da tutto e da tutti: entrano in uno stato di vuoto nel quale avvertono una penosa mancanza di scopi. Si tratta di una condizione pericolosa, in quanto in questi stati sono frequenti le tendenze all’azione, come le abbuffate di cibo, l’abuso di sostanze stupefacenti, gli atti autolesivi e i tentativi di suicidio.

L’altra caratteristica che contraddistingue le personalità borderline è l’instabilità emotiva che si manifesta con il rapido cambiamento di umore soprattutto in risposta ad un rifiuto, una critica o una disattenzione o con la presenza contemporanea di emozioni opposte che creano caos nel soggetto e in chi gli è vicino. Gestire le emozioni è difficile per queste persone (disregolazione emotiva) e la loro reazione è più forte e duratura rispetto a quella di altre persone. Spesso per gestire i picchi emotivi sono impulsivi, rabbiosi, abusano di sostanze, si abbuffano, giocano d’azzardo, sono promiscui sessualmente, mettono in atto gesti autolesivi, tentano il suicidio. Hanno difficoltà a riflettere sulle loro esperienze e sulle loro emozioni e stati d’animo e relazioni in modo lineare tanto che una conversazione con loro può essere molto ricca ma senza filo conduttore oppure tutto e il contrario di tutto su di sé e gli altri.

La letteratura è concorde nell’indicare come fattori di rischio del disturbo borderline di personalità due aspetti che interagirebbero tra loro potenziandosi reciprocamente: un’infanzia trascorsa in un ambiente invalidante, cioè un contesto in cui il soggetto può essere stato esposto a svalutazione dei propri stati mentali (pensieri, emozioni e sensazioni fisiche), interazioni caotiche ed inappropriate, espressioni emotive intense, carenze di cure, maltrattamenti e abusi sessuali; fattori genetico-temperamentali, che predisporrebbero il soggetto allo sviluppo della disregolazione emotiva.

La terapia dialettico-comportamentale (DBT) di Marsha Linehan è un trattamento ad orientamento cognitivo-comportamentale integrato. Secondo la Linehan, la principale difficoltà di chi ha il disturbo borderline è quella di gestire le proprie intense emozioni (disregolazione emotiva). Obiettivi peculiari di questa terapia sono la riduzione dei comportamenti suicidari e dei comportamenti che interferiscono sia con la terapia, che con la qualità della vita del paziente. Questi obiettivi, unitamente alle modalità di cura e alle regole da rispettare, vengono definiti da terapeuta e paziente in uno speciale accordo (contratto terapeutico). Tale trattamento sembra essere particolarmente indicato per le persone che presentano atti autolesivi e suicidari. La relazione terapeutica con il paziente borderline è comunque molto problematica, perché anche in tale contesto si attivano le dinamiche relazionali del paziente, che possono portarlo a idealizzazione del terapeuta (e anche innamoramento), ma anche a repentina svalutazione dello stesso e conseguente interruzione della terapia. Mantenere una continuità terapeutica è quindi molto difficile, sebbene sia necessario per ottenere dei risultati a medio-lungo termine.

Disturbo Narcisistico di Personalità:

Le persone con una personalità narcisistica sono caratterizzate da senso di superiorità, esigenza di ammirazione e mancanza di empatia. Esprimono una credenza esagerata nel loro proprio valore o importanza, comunemente denominata “grandiosità; si aspettano di ricevere approvazioni e lodi per le proprie qualità superiori e rimangono sconcertati quando non ottengono i riconoscimenti che pensano di meritare, presentando spesso la tendenza a rimuginare circa tale mancanza da parte dell’altro. In virtù del valore personale che ritengono di possedere, tali individui presumono di dover frequentare e di poter essere capiti soltanto da persone speciali, prestigiose o di elevata condizione sociale o intellettuale, a partire dalla considerazione che le loro necessità siano al di fuori della comprensione e della competenza delle persone ordinarie. Gli individui con disturbo narcisistico di personalità generalmente hanno difficoltà a riconoscere che anche gli altri hanno desideri, sentimenti e necessità. Credono che le proprie esigenze vengano prima di ogni cosa e che il loro modo di vedere le cose sia l’unico giusto universalmente, mostrando indifferenza rispetto al punto di vista degli altri e incapacità di coglierlo. Gli individui narcisistici, infine, sono spesso invidiosi degli altri, o credono che gli altri siano invidiosi di loro. Tendono a vedere gli altri in chiave competitiva e a lottare per stabilire e mantenere una posizione di supremazia. Solitamente i pazienti narcisisti hanno un livello molto elevato di perfezionismo e vogliono che le cose che in qualche modo riflettono la loro immagine (vestiti, auto, casa, ecc.) e le loro capacità (studio, lavoro, ecc.) siano perfette. Purtroppo applicano tale meccanismo perfezionistico anche alle persone più intime (es. partner o figli), nei confronti delle quali sono molto esigenti e critici, poiché pretendono che facciano fare loro sempre “bella figura”. Molto spesso, negli alti ruoli di qualunque gerarchia (aziendale, istituzionale, ecc.), troviamo soggetti con personalità narcisistica, in quanto le loro caratteristiche sono funzionali alla competizione sul lavoro. Ottengono elevati risultati senza rendersi conto di quanto molte persone facciano le spese dei loro atteggiamenti o rimangano ferite da essi. Tali individui generalmente mancano di empatia, dimostrandosi incapaci di riconoscere i sentimenti ed i bisogni degli altri, nonché di identificarsi in essi. Quando l’esperienza soggettiva dell’altro viene colta, generalmente essa è concepita in modo denigratorio, come segno di debolezza e di scarso valore personale. In generale però nel corso del trattamento, quando la relazione terapeutica si è stabilita mostrano di avere abilità anche molto sviluppate di descrivere la vita psicologica delle persone che hanno intorno.
Nelle relazioni tendono a mostrarsi emotivamente freddi e distaccati, nonché incuranti del dolore che generano nell’altro a causa delle loro osservazioni e considerazioni, il più delle volte espresse con toni altezzosi e sprezzanti. Il distacco si accentua quando sentono gli altri bisognosi o che si rivolgono a loro per chiedere aiuto.

Il trattamento del disturbo narcisistico di personalità si pone come obiettivo principale quello di ridurre la sofferenza degli individui che presentano tale disturbo, migliorando la qualità della loro vita; condizione necessaria per il raggiungimento di tale obiettivo è la costruzione e regolazione dell’alleanza terapeutica.

Disturbo Antisociale di Personalità:

La caratteristica essenziale del Disturbo Antisociale di Personalità è un quadro di comportamenti che viola i diritti degli altri e le regole sociali principali. Le persone con questo disturbo, infatti, non riescono a conformarsi né alla legge, per cui compiono atti illegali (es. distruggere proprietà, truffare, rubare), né alle norme sociali, per cui attuano comportamenti immorali e manipolativi (es. mentire, simulare, usare false identità) traendone profitto o piacere personale (es. denaro, sesso, potere).
Elemento distintivo del disturbo è, inoltre, lo scarso rimorso mostrato per le conseguenze delle proprie azioni, per cui queste persone, dopo aver danneggiato qualcuno, possono restare emotivamente indifferenti o fornire spiegazioni superficiali dell’accaduto.
Altre caratteristiche rilevanti del disturbo antisociale sono l’impulsività e l’aggressività. Le emozioni che sperimentano più frequentemente sono la rabbia, l’irritazione, l’umiliazione, il disprezzo, il distacco, la noia, l’invidia, il piacere di dominare e l’euforia; difficilmente, invece, provano emozioni come la gratitudine, l’empatia, la simpatia, l’affetto, il senso di colpa e l’erotismo.
Secondo gli studiosi della teoria della mente, queste persone hanno difficoltà ad assumere la prospettiva degli altri, per cui non si prefigurano la sofferenza che possono indurre in loro e si mostrano indifferenti, distaccati, sprezzanti, cinici e irrispettosi verso gli altri. Generalmente queste persone sono incapaci di scusarsi o di riparare al loro comportamento.
Una caratteristica peculiare dei soggetti con personalità antisociale sembra essere il trasformismo: possono apparire molto isolati o, più frequentemente, attivamente coinvolti nei rapporti interpersonali; talvolta alternano comportamenti aggressivi con atteggiamenti miti e remissivi.
L’aggressività che caratterizza il disturbo si manifesta frequentemente con aggressioni fisiche (es. picchiare il coniuge). L’impulsività, invece, può manifestarsi con l’incapacità di pianificare il futuro, per cui queste persone prendono le decisioni sotto l’impulso del momento, senza considerare le conseguenze per sé e per gli altri.
Chi ha il disturbo antisociale tende anche ad essere fortemente irresponsabile per cui possono coinvolgersi in comportamenti sessuali non protetti, in uso di sostanze stupefacenti o in comportamenti di guida spericolati (ricorrenti eccessi di velocità, guidare in stato di intossicazione).
Gli individui con disturbo antisociale di personalità considerano i propri problemi come il risultato di una incapacità delle altre persone ad accettarli o del desiderio altrui di limitare la loro libertà. Un’altra caratteristica del disturbo antisociale è la pseudologia fantastica, comportamento che consiste nel raccontare continuamente fatti reali insieme a storie inventate, per cui diventa difficile per chi ascolta distinguere la verità dalle fandonie.

Chi soffre di disturbo antisociale di personalità di norma non richiede cure psichiatriche in quanto non ha consapevolezza di disagio e di malattia. Generalmente, dunque, queste persone accedono ai trattamenti psichiatrici a seguito di problemi con la legge: l’adesione a progetti terapeutici o riabilitativi, infatti, permette di migliorare la loro posizione legale. Attualmente, dunque, il trattamento più efficace per il disturbo antisociale di personalità è il ricovero in strutture specializzate per la cura di questo disturbo, che consistono essenzialmente in centri all’interno degli istituti penitenziari e in particolari comunità.

CLUSTER C

Disturbo evitante di personalità:

Si caratterizza dalla convinzione del soggetto di valere poco che genera senso di inadeguatezza nelle relazioni sociali, ipersensibilità al giudizio altrui, timore di esclusione e disapprovazione. Per evitare queste esperienze dolorose dove sperimenta il senso di inferiorità e inadeguatezza, la persona con Disturbo di Evitante vive un’esistenza senza stimoli, ritirata, triste e con un visibile senso di vuoto. Il Paziente Evitante spesso soffre di depressione, non ha un gruppo di amici con i quali passare il tempo e sul lavoro si tiene ai margini rinunciando anche alla carriera; desidera fortemente instaurare delle relazioni, avere un partner e condividere esperienze ma la difficoltà a gestire e vivere l’imbarazzo lo induce ad evitare il confronto.

L’evitamento è un comportamento auto protettivo da ciò che provoca malessere e dalle proprie emozioni negative ma no permette a queste persone di sviluppare risorse e abilità necessarie nelle relazioni e per venire in contatto con la propria emotività. Spesso si dedicano ad attività solitarie per vivere sensazioni positive, in alcuni casi ricorrono all’uso di sostanze per sentirsi meglio, questa condizione di costrizione può generare rabbia soprattutto nei momenti di difficoltà che non sanno gestire.

Un’emozione centrale del disturbo è la vergogna: le situazioni sociali vanno evitate perché è lì che la loro inadeguatezza è esposta alla vista di tutti.
Spesso la diagnosi di disturbo evitante di personalità può essere confusa con quella di fobia sociale, ma la personalità evitante prevede un sentimento di ansia generalizzato a tutte le interazioni con gli altri e un forte senso di estraneità rispetto al mondo esterno, che in genere non riguarda i social fobici. I pazienti con disturbo evitante di personalità si sentono come alieni sulla terra, diversi dagli altri, incapaci di condividere i loro sentimenti, distanti, inferiori; è come se vedessero la vita degli altri scorrere dietro a un vetro, ma si rendessero conto che loro non saranno mai “dentro” a quella vita “normale”.
Il disturbo evitante di personalità non ha un’ottima prognosi, ma risponde abbastanza bene alla terapia cognitivo-comportamentale a medio-lungo termine, l’obiettivo è quello di aiutare il Paziente a riconoscere i propri pensieri e le proprie emozioni, a regolare l’imbarazzo in situazioni sociali, incoraggiare l’esposizione della persona alle situazioni temute, migliorare l’autostima e diminuire il disagio emotivo.

Disturbo Dipendente di Personalità:

Si caratterizza da un senso di inadeguatezza e incompetenza; le persone che ne soffrono si sentono sbagliate e hanno una bassa valutazione di sé e delle proprie capacità. Il comportamento di sottomissione all’altro ha lo scopo di trovare qualcuno che li protegga e si prenda cura di loro in quanto incapaci di affrontare il mondo con le proprie forze per bassa autostima. Chi ne soffre, non è in grado di prendere decisioni in modo autonomo ma necessita di consigli e rassicurazioni da parte degli altri, in questo modo sentono meno l’ansia che ogni decisione porta con sé ma allo stesso tempo accrescono la sottomissione nella relazione con l’altro. La loro paura più grande è quella di essere abbandonati e sperimentano forte ansia che li induce a mettere in atto dei comportamenti volti ad evitare l’abbandono, spesso compulsivi. Le loro credenze sono del tipo “se riesco ad essere indispensabile mi terrà per sempre”, “se lo faccio stare bene non mi abbandonerà” , per cui sono attenti a capire le volontà e i piaceri dell’altro e ad anticiparne i desideri.

Se si sentono solo prevale un senso di vuoto, umore depresso e tristezza. Le relazioni interpersonali sono per loro fondamentali ma se l’altro ha aspettative diverse dalle proprie vivono un senso di obbligo e provano rabbia e costrizione. Queste emozioni sono però insostenibili perché minano la relazione e il paziente cerca di ristabilire velocemente la vicinanza e assecondare il partner. In genere coloro che soffrono di disturbo dipendente di personalità si scelgono partner con caratteri forti, talvolta narcisisti, che assumono nei loro confronti atteggiamenti dominanti e controllanti. Tale sbilanciamento relazionale, alla lunga, pur costituendo una sembianza di equilibrio, nuoce al soggetto dipendente, che sacrifica se stesso in funzione della relazione e che, paradossalmente, finisce spesso per essere scaricato/a, in quanto non sufficientemente stimolante e degno di stima agli occhi del partner.

Il trattamento con la terapia cognitiva-comportamentale ha come fine migliorare la qualità di vita del paziente con Disturbo Dipendente di Personalità. Importante è creare con il Paziente una buona alleanza terapeutica evitando il coinvolgimento nelle dinamiche relazionali patologiche di accondiscendenza e del timore di contrastare il Terapeuta. Gli scopi della terapia devono essere ben chiari e riguardano il riconoscere i propri desideri, promuovere l’autonomia senza temere la rottura della relazione, aumentare il senso di efficacia personale, gestire le emozioni negative e lo stato di inadeguatezza.

Disturbo Ossessivo Compulsivo di Personalità:

Si caratterizza da perfezionismo e alti standard di prestazione, preoccupazione per l’ordine e le regole, difficoltà a portare a termine i propri compiti, testardaggine, incapacità a delegare, difficoltà a manifestare le emozioni, bisogno di controllo nel lavoro e nelle relazioni interpersonali, rigidità etica e morale. La dedizione eccessiva la lavoro, il tempo speso in attività produttive, hanno come conseguenza la mancanza di amicizie. Il perfezionismo interferisce con la capacità di prendere le decisioni e di terminare le attività programmate. Altre caratteristiche del disturbo sono: accumulare oggetti  senza valore, l’avarizia, comportamenti interpersonali formali, giudicanti, controllanti e punitivi verso le persone con le quali entrano in relazione.

Emotivamente i pazienti Ossessivi-compulsivi non riescono ad esprimere i loro stati d’animo né a manifestare emozioni verso gli altri, trattengono emozioni aggressive e cercano di assecondare i desideri altrui. Le emozioni più frequenti sono l’ansia rispetto ad eventuali catastrofi future, la paura del giudizio negativo, la rabbia verso gli altri dovute all’impossibilità di esprimere le proprie emozioni e pensieri.

Se vanno in terapia è a causa dell’ansia o della depressione oppure perché i familiari si lamentano del disagio che provano a causa del perfezionismo e dell’inflessibilità alle regole delle persone con questo disturbo. La personalità ossessivo-compulsiva è frequente nei disturbi alimentari.

Lo scopo del trattamento è alleviare la sofferenza del paziente modificando le credenze rigide di base, favorendo la consapevolezza delle proprie emozioni, diminuendo l’evitamento di situazioni non comuni, apprendendo nuove strategie relazionali e di superamento delle situazioni problematiche, favorendo la flessibilità, abbassando gli standard troppo elevati e identificando e interrompendo i circoli viziosi tra emozioni pensieri e comportamenti.